Storia
Su un cocuzzolo alle pendici della Forra della Scarpa, nell’alta valle del fiume Sinello, è posta Roccaspinalveti. Il vecchio abitato, situato a 1145 m.s.m viene così descritto: di clima rigido, sopra una montagna scistosa, fra rupi scoscese, in cui infuriano i venti del verno (Strafforello, Geografia, 235). Il suo territorio si estende su un’area, prevalentemente montuosa, di 32,92 kmq.
L’origine della moderna Roccaspinalveti risale al sec. XIX, quando l’abitato antico – ricordato come Rocca Spina Oliveta, nel Settecento; poi detto Roccavecchia – per l’accentuarsi dei fenomeni erosivi, venne definitivamente abbandonato e ricostruito più a valle nel sito attuale, ricco di acque sorgive, in contrada Aia Brurna.
Il paese deve il suo nome al sostrato rocca, grossa pietra, usato per denominare località poste in alture scoscese; e, nella seconda parte, al fitonomo latino spina alba, denominazione di alcune piante spinose, tra cui il biancospino, con il suffisso fitonimico -ētum, che conserva anche nella forma moderna, l’-i del genitivo (De Giovanni, Kora). |
||||
|
||||
(da Wald, foresta), riscontrabile documentariamente (Sabatini, Riflessi, 180) nel territorio. La prima menzione storica del borgo risale ai primi anni del sec. XIV, dove compare citato come Roccha Spinaveti, (Rat. Dec. It., anni 1324-1325), per le decime dovute dalle sue chiese. Nella tassazione onciaria angioina, il paese è censito per once 20, tiari 12 e grana 16. Il considerevole peso fiscale documenterebbe una florida condizione economica, poiché la tassa veniva determinata juxta facultates suas.
Successivamente la Terra, denominata Roccha Spine Oliveti, fu infeudata ai Caracciolo dei Principi di Santobuono, che probabilmente la tennero fino all’estinzione della feudalità. Poche sono le notizie pervenuteci a proposito di Roccaspinalveti: forse perché il primitivo insediamento a 1100 m.s.m., del quale restano consistenti testimonianze, si venne spopolando, sin dal sec. XVII. Al plebiscito del 1860, su 530 iscritti, votarono soltanto 135 elettori, di cui 31 si dichiararono favorevoli all’annessione al regno d’Italia, 104 contrari. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, i voti per la repubblica furono 227, quelli per la monarchia 1.127, voti non validi 129, le schede bianche 77.
Il nuovo paese risale al secolo XIX quando l’abitato antico – ricordato come Rocca Spina Oliveta nel Settecento, poi detta Roccavecchia – venne abbandonato per l’accentuarsi di fenomeni erosivi e ricostruito più a valle. Del vecchio centro sono ancora visibili i ruderi della chiesa del palazzo Feudale e delle case circostanti. I resti archeologici documentano una frequentazione arcaica I relitti archeologici affiorati documentano una frequentazione arcaica del territorio ricollegabile a presenze di stazioni o passaggi di greggi transumanti. Genti di stirpe sabellica potrebbero avervi creato un centro fortificato poi inglobato nelle strutture medioevali.
Questi avvenimenti, in gran parte furono all’origine della nuova dislocazione topografica dell’abitato di Roccaspinalveti che risulta frazionato in numerose contrade ancora abitate come l’attuale capoluogo e sede del Municipio, formatosi intorno alla chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, Olmi, Serre, Santa Giusta, San Cristoforo, Fatticce, Quercialtieri, Acquaviva, Risceglie, Fonte Santa Maria, Salconeto e Tesoro; e altre ormai disabitate come Selva delle Tortore, Querciabulcci, Vigna monaci, Cese di San Cataldo, Guarenza. Infine la storia contemporanea del paese ricalca in modo quasi esatto le vicende di gran parte delle comunità montane del nostro Abruzzo e più in generale dell’Italia meridionale. Già dai primi del Novecento molti roccolani si diressero verso l’America Latina, in special modo in Argentina e Brasile, in misura minore negli Usa. Nel secondo dopoguerra, l’emigrazione riprese copiosa e oltre ad affluire verso le tradizionali mete dell’Oltreoceano si diresse soprattutto in Svizzera e Germania, oltre che in alcune grandi città del Nord o dell’Abruzzo, in particolare nelle zone industriali di Vasto e San Salvo.
Attualmente sembra che l’emigrazione sia nettamente diminuita, grazie anche all’attiva e laboriosa di molti Roccolani che con gran spirito d’iniziativa hanno intrapreso esperienze artigianali nell’ambito del settore dell’abbigliamento (confezioni e calzature), dei manufatti più tradizionali come ferro, alluminio e legno e dell’alimentazione (salumifici, produzione di formaggi e latticini, allevamenti di ovini e bovini). |







